Lo Stadio Artemio Franchi di Firenze è in pericolo

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Com’è noto, quest’opera, realizzata da Pier Luigi Nervi tra il 1929 e il 1932, è tra le più importanti del patrimonio architettonico italiano, per il ruolo inedito assunto dalle strutture che, prive di residui mascheramenti, diventano architettura, inaugurando un modo nuovo di vedere e di concepire le forme e di realizzarle attraverso tecnologie e modalità costruttive inedite per l’epoca. Un’opera paradigmatica se considerata in rapporto a tanti successivi stadi che ne ripropongono e reinterpretano quella particolare bellezza che si identifica nella essenzialità.

Purtroppo, questa mirabile struttura rischia di essere fatta letteralmente a pezzi in base ad un emendamento inserito nel Decreto Semplificazione: l’art. 55-bis del DL n. 76/2020, il quale va ad annullare di colpo l’efficacia di una serie di articoli del Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio che, com’è noto, è legato a uno dei più importanti principi della Costituzione, l’art.9. Senza considerare i caratteri di generalità e astrattezza che ogni norma giuridica dovrebbe avere, del tutto ignorata dal suddetto emendamento, in tutta evidenza si rivela una visione parcellizzata del Patrimonio dell’architettura italiana, quasi fosse dettata da interessi particolari.

E al Ministero competente è unicamente affidata l’individuazione di alcuni “specifici elementi strutturali, architettonici o visuali di cui sia strettamente necessaria a fini testimoniali la conservazione o la riproduzione anche in forme e dimensioni diverse da quella originaria” con “modalità e forme di conservazione, anche distaccata dal nuovo impianto sportivo”. Viene qui contemplata la possibilità di operare con interventi sistematici che portino a modifiche irreversibili, fino alla demolizione completa di un impianto sportivo in virtù della prevalenza conferita alla sua fruibilità rispetto alla tutela del suo interesse culturale.

Viene addirittura ‘immaginato’ di poter smembrare un edificio già sottoposto a dichiarazione di interesse culturale: alcune delle sue parti sarebbero ricostruite in altri luoghi e in “dimensioni diverse”. Il che è da ritenersi inammissibile ai sensi di tutte le Carte e le Convenzioni, nazionali e internazionali e contrario al concetto stesso di tutela, di cui l’Italia è, nel mondo, uno dei principali custodi. La parcellizzazione investe, così, nello stesso modo, le norme e le opere ad esse sottoposte.

Ugo Carughi

Presidente Do.co.mo.mo Italia

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